Venerdì, Ottobre 20, 2017
Ogni buon lavoro software nasce da un problema personale di uno sviluppatore E.S.Raymond
Altro Un po' di tutto Tutto aiuta

"AVVISO AI GENOVESI:

offro assistenza informatica gratuita per tutti coloro che hanno subito danni dall'alluvione. 
Dal recupero dati alla valutazione danni sull'hardware.

Condividete e se conoscete qualche commerciante o privato che ha necessità, contattatemi via messaggio privato."

 

Devo confessare che quando ho pubblicato questo messaggio su Facebook, non credevo che sarebbe servito a qualcosa. I danni visti in televisione mi hanno lasciato allibito e senza parole. Sapevo che di lì a poco sarebbe scattata la gara di solidarietà, sapevo che i volontari si sarebbero fatti avanti, esattamente come nel 2011. Però sul momento sono stato travolto dall'enormità della notizia. Devo ammettere che ho avuto un moto di sconforto. Ho anche pensato a quanto male io me la cavi con una pala, all'ultima volta che ho messo piede in una palestra e a come potevo rendermi utile. Sono sempre stato convinto che basti poco. Davanti al monitor del mio pc, ho pensato tristemente: "Ecco dove mi trovo a mio agio...". Poi inizio a leggere di gente che si organizza. Di volontari che, non ancora smessa la pioggia, iniziano a parlare di come e dove aiutare. Notizie meteo si mescolano ad aggiornamenti personali. Qualcuno chiede come sta un conoscente, qualcuno dice quali vie evitare, dove il traffico è bloccato, se qualcuno ha bisogno di aiuto. E come un fiammifero che all'improvviso incendia una foresta, mi rendo conto che sono solamente dietro al pc sbagliato. Prendo la borsa, i cacciaviti, la torcia, altri attrezzi ed adattatori. Vado in stazione, scrivo il messaggio di cui sopra. Non mi aspettavo nulla. Ero solo determinato a dare una mano, a fare quello che so fare meglio, dove serviva.

Arrivo a Brignole nel pomeriggio inoltrato. La città è peggio di come l'ho lasciata la settimana prima. Percorro Via Canevari, inizio a dire chi sono e cosa vorrei fare. Vedo molta gente trise, arrabbiata, disperata. La sensazione dominante è quella di essere stati abbandonati. Qualcuno mi sorride, qualcuno piange. Qualcuno è in stato di shock, con lo sguardo perso nel vuoto e prende il mio biglietto da visita in maniera automatica, senza capire quello che dico. Raggiungo il municipio e spiego cosa sto facendo. Gentilissimi, mi rispondono che per la giornata i lavori sono conclusi, che mi devo ripresentare l'indomani.

Torno a casa e vado a letto, Lunedì mattina presto sono in movimento. Il mio coinquilino decide di seguirmi, per vedere se può aiutarmi. Percorriamo la strada fino alla stazione Brignole, ogni tanto ci fermiamo nei negozi, dove la gente incomincia ad affluire, tutti armati di guanti e di pale. Un sacco di sguardi determinati. La disperazione ha lasciato il posto all'incredulità e alla voglia di far tornare a splendere la città. Ci fermiamo in svariati negozi, parliamo con un sacco di persone. Ogni tanto mi sento un cretino, lo sguardo avvilito delle persone coinvolte nell'alluvione mi fissa, a volte riconoscente, a volte incredulo. Tutti però mi promettono di passare parola. Continuiamo nella nostra missione auto-imposta, troviamo un ambulatorio medico. Punto una persona che sembra essere il più autorevole tra un capannello di persone con i guanti che sta discutendo su come procedere. Mentre spiego che cosa faccio uno di loro mi chiede il biglietto da visita e se ho tempo. Rispondo di sì ed io ed il mio coinquilino veniamo introdotti nello studio. Il piano era interrato e l'acqua ed il fango avevano ricoperto l'intero piano, attestandosi sui 60 centimetri di altezza. In quel momento tutto ciò che rimaneva di quella tragedia della natura erano i segni sui muri ed un uomo che stava ripulendo i pavimenti, apparecchi medicali ammassati e lettini per le visite spostati. La responsabile ci accoglie a braccia aperte e ci fa strada. Troviamo due computer, li apriamo, prendiamo i dischi. Controlliamo il resto dello studio, ma non c'è molto altro che noi possiamo fare. Scambiamo i contatti e proseguiamo.

Piazza Giusti è ridotta in uno stato pietoso. Una folla di volontari la ricopre. Passiamo in mezzo ad un gruppo di "Angeli del Fango" e mi sento ancora una volta inadeguato. Perchè non sono lì con loro, mi chiedo. Per un momento rimpiango la decisione che ho preso e mi faccio violenza per non mollare tutto. Percorriamo il sottopasso di Via Canevari al buio, come il giorno prima. La torcia elettrica mi torna utile, l'umidità è intollerabile. Via Tommaso Invrea non è come la ricordo. I negozi vicino allo Star Hotel President sono stati cancellati. Ricominciamo a parlare con la gente. La proprietaria di un bar dice che per fortuna ha sollevato il suo portatile in tempo e mi indirizza verso Via Archimede, dove ha sentito che un negozio di stampe potrebbe aver bisogno di noi.

Arriviamo a destinazione, ma il capannone è chiuso e nessuno mi sa dire dov'è il proprietario. Mentre chiedo, mi imbatto per caso in D., il proprietario di un negozio di apparecchiature elettroniche, che mi invita ad entrare. Mentre intralcio involontariamente il lavoro degli "Angioletti" (come li ha soprannominati la moglie del titolare), sento parlare tre lingue diverse. Il colore della pelle non ha nessuna importanza: è in momenti come questo che lo si realizza appieno. Il negozio è grande, ma il corridoio è intasato da materiale salvato. L'acqua ed il fango invadono ancora il pavimento, mentre D. mi fa vedere il computer alluvionato. Estraggo l'hard disk da sotto un dito di fango e non sono ottimista. D. mi aiuta, smontando la scheda di controllo e la risciacqua in un cestello ad ultrasuoni. Mentre la macchina lavora rimaniamo a parlare un po'. Sarà una conversazione che non mi scorderò mai, accennerò solo all'equipaggiamento danneggiato irrimediabilmente ed alla paura di aver perso mesi di lavoro. Stringo la mano a D., imballo il disco ed esco.

Ricomincia a piovere ed io ed il mio coinquilino ci sentiamo provati. Sulla via del ritorno facciamo un altro paio di deviazioni e passo nuovamente dal comune. Mi introducono ad una responsabile, le rubo cinque minuti per spiegare le mie intenzioni. Le lascio i miei contatti e lei promette di passare parola. Ci dice sorridendo: "Grazie, tutto aiuta".

E' stata una mattina intensa e lunga. Il fango sui miei vestiti è secco ed io penso ancora una volta alle centinaia di persone che stanno ancora spalando, a tratti sotto la pioggia. Il pomeriggio passa, mentre io attendo pazientemente che le schede asciughino e pulisco alla buona il resto dei dischi. Ceno controvoglia, nonostante la fatica sostenuta inizi a farsi sentire ed il mio stomaco stia brontolando. Penso che se avessi fatto il giro da solo, non ce l'avrei fatta. L'aria era densa di sconfitta, di tristezza e di rassegnazione.

La sera collego il primo disco ed inizio le procedure di recupero. Sono stato fortunato, o meglio, D. lo è stato. Al secondo tentativo il disco tintinna ed io ottengo l'accesso. Prego che il disco non mi molli strada facendo ed inizio il recupero dati, mentre il suono metallico continua, molto più intenso ed altalenante del dovuto.

Martedì mi alzo nuovamente prima, per comunicare la buona notizia a D. Mi risponde la moglie, la sua reazione mi ha illuminato la giornata. Raggiungo D. al negozio dopo un'ora, e gli consegno il disco. Altri "Angioletti" iniziano ad arrivare e nuovamente il turbinio di lingue straniere mi avvolge, dandomi la stessa calda sensazione che avrebbe potuto fornirmi una comoda coperta. La gioia di D. nell'apprendere che i suoi dati sono sul DVD che gli ho consegnato, è senza prezzo.

Allora capisco. Capisco che ne valeva la pena, capisco che andava fatto e che anche solo per una persona, vale la pena rischiare. Non sono uno spalatore, perfetto, ne prendo atto. Sono un nerd, sono un informatico, sono a mio agio dietro uno schermo. Ottimo, ecco la mia forza. Posso lo stesso fare qualcosa di utile, tutti possiamo. Anche tu. Non sei uno spalatore, non sei un informatico? Accettalo e pensa, pensa alla cosa che ti riesce meglio fare e pensa a come si applica al mondo che ti circonda. Apri Facebook, prendi il cellulare, proponiti. Nessuno ti respingerà. "Tutto aiuta".

 



EDIT:
Qualcuno mi ha chiesto come è finita questa mia piccola avventura. Scripta manent. Quindi scrivo!

D. mi ha fatto usare la macchina ad ultrasuoni sulle altre schede (e sui miei occhiali, un piccolo gesto apprezzatissimo visto il fango che li incrostava) ed ha contribuito a salvare i dati sugli HD del centro medico. Sì, ho recuperato tutto. Bravura e fortuna. I dischi hanno tenuto, l'acqua non si è infiltrata ed io ho potuto avviare il recupero.
Ho scoperto in seguito di non essere stato l'unico a fornire questo servizio, uno per tutti, il proprietario di Leo's Computer.

 

Inolte eccovi il collegamento all'album fotografico, un paio di "Angeli" inclusi!